sabato 15 ottobre 2016

Recensione Il cavaliere d'inverno

Titolo: Il cavaliere d'inverno
Autore: Paullina Simons
Genere: Romanzo Rosa-Storico
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: €10.00 (copertina flessibile)
             €6.90 (tascabile)
Pagine: 700





Trama
Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d'estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell'Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta subito un'attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l'assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Kay che vi parla e ommioddio manca solo un mese, un misero mese, al primo episodio dell'ultima stagione di "Teen Wolf" e non so se essere felice, perché avremo la possibilità di rivedere Beacon Hills con le sue creature soprannaturali più Stiles, oppure se disperarmi, perché sarà l'ultima volta che li vedremo tutti insieme.
Comunque, sono qui per parlarvi di questo romanzo magnifico, uscito non so quanto tempo fa (parecchio, veramente parecchio), una storia che mi ha tenuto incollata alle pagine fino alla fine, fino a quel finale tanto bello quanto straziante (e io che speravo che per una volta, non chiedo tanto, potesse finire di modo da non soffrire)... Mainagioia...

Siamo a Leningrado nel 1941, la guerra è già scoppiata, ma fino ad ora la Russia non ne era stata interessata perché Stalin aveva firmato un patto di pace con Hitler: ora, la Germania ha invaso la regione e presto arriverà vicino alla città in cui vive Tatiana insieme alla sua famiglia, suo padre Georgeij, sua madre Irina, sua nonna e suo nonno Deda, sua sorella Dasha e suo fratello gemello Pavel. Il padre decide di mandare il suo unico figlio maschio in una specie di campeggio, mentre manda la protagonista a comprare cibo: mentre si sta recando a fare spesa incontra Alexander, un tenente dell'Armata Rossa che presto si offre di aiutarla a portare ciò che ha comprato a casa sua, insieme a Dimitri, un altro soldato. Quello che Tatiana non sa è che il ragazzo, ormai uomo, di cui si è presa una cotta è il ragazzo di sua sorella e lei sembra molto presa da lui: sebbene cerchi di stargli lontano, non può fare a meno di sorridere ogni volta che lo vede, però entrambi devono stare attenti a nascondere i loro sentimenti per non ferire nessuno.
Mentre imperversa la guerra, il cibo scarseggia e i tedeschi sono alle porte della città, riusciranno i due amanti ad andare avanti con la loro storia e a smettere di mentire?

Ecco, quando arrivo a questo punto io, come al solito, non so come andare avanti perché parlare subito dei personaggi senza dire due parole non mi piace, però poi finisco inevitabilmente a parlare del finale, specie se è stato particolarmente straziante come questo perché... perché... *si trattiene per non dire che cosa*... Perché? Cosa ti abbiamo fatto di male Paullina? Dovevi proprio farlo finire così lasciandoci leggermente felici da una parte e totalmente con il cuore a pezzi dall'altra? Basta, ho deciso che non ti parlo più, non sprecherò neanche un secondo per inveirti contro perché mi hai spezzato il cuore *parte "We don't talk anymore" in sottofondo e lei si mette a canticchiarla: "We don't talk anymore, we don't talk anymore, we don't talk anymore like we used to do"*
Ma comunque, prima di mettermi a fare spoiler a destra e a manca e a convertire questa recensione in una gif-recensione per farvi capire il mio stato d'animo, meglio passare ai personaggi.

Tatiana è una ragazza di diciassette anni che lavora in una fabbrica dove vengono prodotte posate d'argento, è spensierata e felice, ma quando viene a sapere dell'invasione dei tedeschi la situazione inizia a cambiare lentamente: suo fratello parte e non si hanno più notizie, incontra un ragazzo che le piace ma che è quello di cui è innamorata la sorella, il padre inizia a perdere la pazienza sempre più spesso nei suoi confronti, pian piano le razioni di cibo vengono diminuite man mano che Hitler si avvicina a Leningrado e la gente inizia ad andarsene o a morire di stenti o per via dei bombardamenti. La sua unica felicità viene dai suoi incontri segreti con Alexander, che la va a prendere a lavoro, però entrambi devono fingere di non provare nulla perché lei stessa non vuole che la sorella stia male per colpa sua e in questo si dimostra testarda come un mulo perché decide di sacrificare la propria ipotetica felicità per non rovinare quella altrui, che si sta già sgretolando a causa della guerra, man mano che passa il tempo.

Alexander è un tenente dell'Armata Rossa, un ragazzo di ventidue anni promesso al fronte nel momento in cui le cose si faranno molto serie: inevitabilmente, si innamora della protagonista, ma non potrà starci insieme perché sarà lei stessa a chiedergli di non lasciare la sorella; lui è una persona misteriosa, caratterizzato da una durezza da soldato che usa spesso per impartire ordini a Tatia (soprattutto per persuaderla a partire dalla città), per tentare di farle capire che la situazione è molto pericolosa.
Quello che mi è piaciuto di Shura (che questo nomignolo sembra tanto il "signora" piemontese) è il fatto che sembra veramente un uomo, una persona forte che ti proteggerebbe con tutti i mezzi pur di sapere che sei al sicuro, ha un'aria misteriosa e autorevole, di quelle che ti fanno anche un po' paura, però, devo ammettere, in certi casi era un po' troppo possessivo con la protagonista: ora, io capisco che tu la ami e che vuoi che lei viva, però non metterti a fare l'Hardin della situazione (poi dopo vi spiego anche perché l'ho paragonato proprio a lui) con questo tuo senso di protezione che sfocia un pochino nella possessività e che ogni tanto ti avrebbe dovuto riservare un bel calcio dove non dico, e anche con quelle tue frasi proprio alla Hardin da "dimmi cosa vuoi che faccia, devi dirmelo però", della serie "romanticismo ti chiudo nel cassetto, se va bene ci rivediamo fra un po', altrimenti fra giorni".

Abbiamo poi parecchi personaggi secondari, prima fra tutti Dasha, la sorella: lei è una di quelle persone che pensano soltanto a se stesse, al fatto di essere magre o meno, a tutte cose abbastanza superficiali, insomma una di quelle che ti viene voglia di odiare proprio per la sua superficialità senza confini anche in tempo di guerra dove magari, magari, la priorità non sta nel fatto che il fisico ne risente, ma nel cercare di vivere (poi, ti viene voglia di odiarla anche perché è per lei che Tatia e Shura non si mettono insieme). Un'altro personaggio che si odia con tutto il cuore è Dimitri, un soldato semplice amico del tenente che è piuttosto codardo in fatto di guerra e che è, in compenso, molto bravo a ricattare la gente: ma io dico, non potevi avere un altro nome? Dimitri è un nome troppo bello per una persona di m***a.
Infine, vi voglio parlare un attimo del resto della famiglia della protagonista: a parte il fatto che quasi tutti sono piuttosto egoisti, il padre è piuttosto violento e preferirebbe che Tatiana non fosse mai nata, così come la madre che farebbe volentieri cambio quando pensa che Pavel sia ormai morto, poi c'è la cugina Marina, un'altra che non aiuta la nostra beniamina perché troppo occupata a finire le loro scorte e ficcare il naso. Gli unici che si salvano sono il gemello, che si vede poco ma che sembra un tipo a posto, e i nonni, con lei che sembra molto cocciuta e lui che è il tipico nonno che in molti vorrebbero avere (non ti preoccupare nonno, a me vai bene così, non ti scambierei con Deda).

Prima di passare a parlare della parte storica del romanzo, ovvero della guerra, volevo parlarvi di una cosetta che, quando l'ho letta, mi ha fatto rimanere come Sebastian, ovvero con la bocca aperta e gli occhi fuori dalle orbite, perché ci sono alcune scene che io non avrei pensato di trovare (oddio, forse sarebbe meglio dire che non avrei pensato di trovare descritte così nei particolari) e che farebbero invidia ad "After" a momenti: sì, anche qui ci sono quelle scene e non sono neanche innocenti, sono descritte piuttosto nei dettagli e ce ne sono anche un bel po', certo non tante quante in "After", ma dopo la prima volta all'ospedale, quando sono poi all'isba, c'è un'intera parte fatta quasi solo ed esclusivamente di quello... va beh, in compenso non sono neanche tanto volgari e qui passano in secondo piano perché, a differenza di "After" (l'ho già citato tre volte...) in cui c'è praticamente solo quello (non proprio, ma quel lato è molto più importante), queste scene vengono scavalcate dalle sensazioni che questo libro fa provare, dall'amore fra i due, dalla guerra e dalla situazione in cui vertono i villaggi, le città e il fronte.

Allora, io non ho letto molto spesso libri che riguardassero la guerra perché non mi sento neanche tanto pronta a leggere storie sulle atrocità che qualcuno (e non dico chi) ha perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti gli unici altri libri che ho letto su questo argomento sono stati "L'Agnese va a morire", la storia di una donna che faceva la staffetta per i partigiani, e "Il diario di Anna Frank" proprio per via dell'argomento che, un conto è studiare e leggerne i fatti sui libri di scuola, ma un altro conto è leggere una storia di qualcuno che ha vissuto certe situazioni. Questo libro è molto diverso dai due che io ho letto perché mentre uno parla di una donna che lavorava per i partigiani e l'altro di una ragazza che ci racconta la sua vita da rifugiata per non farsi prendere dai nazisti, qui vediamo una situazione molto più comune, di una famiglia che di colpo si ritrova sotto le bombe, con il cibo che viene razionato, l'elettricità che scompare e l'inverno che incombe: è una situazione abbastanza normale per i canoni del tempo in cui la stragrande maggioranza delle persone aveva paura ad uscire di casa o doveva andare nei rifugi antiaerei per evitare le bombe, in cui vediamo una città sotto assedio, in cui il cibo scarseggia e attorno a cui i tedeschi sembrano volersi fermare per aspettare che muoiano di stenti o che si arrendano alla supremazia di Hitler e dei suoi ideali.
Per la prima volta, grazie a questo libro, ho conosciuto un'altra faccia della situazione, dal punto di vista di persone normali, non ebrei, non partigiani o comunque rivoluzionari (se si possono chiamare così...), ma gente comune che si è trovata in mezzo a un conflitto come tanti altri. Ora mi manca l'esperienza di chi è stato nei campi di concentramento per avere un bel quadro delle situazioni, ma non penso che avrò il coraggio di leggere certe cose tanto presto.

Una storia veramente bella, con la sua dose di romanticismo per via della storia d'amore, ma soprattutto con una dose di profondità per via del periodo in cui è ambientata: insomma, non è di certo una lettura tanto leggera perché siamo in un periodo difficile e duro da affrontare, in cui vediamo molto bene le condizioni in cui vivevano le persone che non avevano abbastanza cibo per sfamarsi né calore quando arrivava l'inverno. Vediamo anche e soprattutto la guerra, i combattimenti tramite le bombe e anche qualcosa al fronte, però la situazione viene alleggerita sicuramente dalla storia fra Tatiana e Alexander, una storia difficile per via del periodo ma anche dalle persone che la ostacolano come Dasha e Dimitri.
Un libro che consiglierei di leggere a tutti, magari ai più grandi per via di quelle scene e della durezza del periodo, perché è uno di quei libri che toccano il cuore, che ti fanno provare mille emozioni e ti fanno anche salire l'Avada Kedavra nei confronti dell'autrice; una delle storie più belle che io abbia scoperto quest'anno, molto scorrevole e capace di coinvolgerti e non lasciarti andare finché non arrivi all'ultima pagina.
Ma, nonostante questo, ho deciso di dare mezzo punto in meno per via di quelle scene, a momenti anche un pochino inopportune.
Voto:


giovedì 13 ottobre 2016

Recensione Raccontami di un giorno perfetto

Titolo: Raccontami di un giorno perfetto
Autore: Jennifer Niven
Genere: Narrativa straniera
Casa editrice: Deagostini
Prezzo: €14.90 (copertina rigida)
             €10.90 (copertina flessibile)
Pagine: 400





Trama
E' una gelida mattina d'inverno quella in cui Theodore Finch decide di salire sul tetto della sua scuola solo per capire che cosa si prova a guardare di sotto. L'ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure FInch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d'auto. E' in quel preciso istante che i due ragazzi iniziano a provare la vertigine che li legherà nei mesi successivi. Una vertigine che per lei potrebbe essere un nuovo inizio, e per lui l'inizio della fine...
Recensione
Buongiorno, vi sto scrivendo questa recensione il 22 agosto alle ore 19.21, giorno in cui ho finito di leggere questo libro, giorno in cui ho versato un paio di lacrime per la seconda volta nella mia vita da lettrice, giorno in cui il mio cuore si è spezzato in tanti piccoli frammenti perché, sebbene conoscessi già come sarebbe andata a finire, non ero pronta al finale, lo pensavo (lo speravo), ma non è stato così e al solo pensarci mi pizzicano gli occhi e il naso (segno che, se non la smetto subito, potrebbero arrivare le lacrime e uscire oppure rimanere nei miei occhi).
Comunque, quando la vedrete sarà il 13 ottobre (sì, l'ho già programmata con due mesi di anticipo), tre giorni prima dell'uscita di "Oblivion-Opal", poco più di un mese alla prima puntata della sesta e ultima stagione di Teen Wolf e io piango perché non sono psicologicamente pronta, anche adesso, due mesi e mezzo prima, ma smettiamo subito di pensare a cose tristi, come la scuola, la fine dei libri sulla saga Lux (ti prego, uno spin-off su Archer e Dee, o su Luc, per favore!), la fine di Teen Wolf... una parola: mainagioia.
Ma meglio iniziare con la recensione perché altrimenti non ce la posso proprio fare e già non so come farò a parlarvi di questo libro senza che i miei pensieri partano per la tangenziale.

Theodore Finch si trova sul cornicione della sua scuola perché vuole scoprire cosa si prova a volare, a guardare di sotto, quando scorge lì sopra Violet Markey, il tipo di ragazza che nessuno si aspetterebbe di vedere su un cornicione, probabilmente con l'intento di buttarsi di sotto: è per questo che lui decide di "salvarla" dal pubblico che si è radunato sotto di loro facendo intendere che la sua presenza è dovuta alla sua volontà di salvarlo dal suicidio. Così lei diventa la salvatrice che lo ha convinto a non buttarsi.
Fra i due nascerà poi una strana amicizia, che si trasformerà in una storia d'amore, complice anche un compito in classe che prevede di visitare alcuni luoghi importanti della loro regione da fare in coppia: tra i due si creerà, quindi, un legame speciale, alla ricerca di un giorno perfetto dall'inizio fino alla fine, ma non sarà facile perché bisognerà vedere se lei supererà la sua paura nata dall'incidente in cui è morta la sorella e se lui apprezzerà la felicità e lascerà il buio relegato in angoli introvabili.

Dunque, è estremamente difficile parlare di questo libro perché di considerazioni da fare ne avrei anche parecchie e pure belle (che, naturalmente, le idee per scriverle mi vengono quando non sono al computer e quando poi ci sono davanti non sono uguali a quelle che avevo pensato, ma questi sono dettagli... enormi, ma dettagli) e non so da dove iniziare, magari provo dai personaggi, con la speranza di non scrivere troppo perché 1) non voglio annoiarvi, 2) mi piacerebbe scrivere tutto quello che c'è nella mia testolina.

Finch è un ragazzo che viene considerato strano, pazzo, dalla stragrande maggioranza della gente, persino dai suoi compagni di scuola e dai genitori, per via di alcuni suoi comportamenti che gli hanno dato soprannomi come "lo schizzato" e "il fenomeno" e per via del fatto che a volte potrebbe sembrare ritardato o comunque uno che la testa la usa per sciocchezze. Quello che nessuno sa è che la sua vita è un disastro, più volte pensa a suicidarsi, ma non lo fa mai: quando poi compare nella sua vita Violet, qualcosa cambia, con lei vuole cercare di capire chi è, qual è la versione di sé, fra quelle che mostra, che lo identifica al meglio, che lo identifica come Finch.
Però questo non sarà facile perché nei momenti difficili si ritrova sempre da solo, la sua famiglia non si preoccupa per lui, nessuno gli fa visita in camera o si degna di informarsi della scuola: è questo che, secondo me, lo ha portato ad essere quello che è, lo ha portato a disprezzare se stesso per il fatto di non essere come il figlio o il fratello che la sua famiglia avrebbe sempre voluto, lo ha fatto sentire poco apprezzato e diverso.
La sua famiglia, in ogni caso, non è proprio chissà quale famiglia: più volte negli anni è andato via di casa e ci è rimasto per un po' di giorni, eppure la madre non si preoccupa per nulla, anzi continua a ripetersi che "tanto, prima o poi ritorna come sempre", e l'unica che si interessa di lui è la sorella che però non è spesso presente perché è già all'università (per non parlare del padre, un personaggio che ti fa salire l'Avada Kedavra, e ho detto tutto); questo fa pensare che ci sono parecchi genitori che non si curano dei propri figli, che li lasciano andare per la loro strada senza neanche dar loro una linea guida da seguire, li lasciano a se stessi come se fossero già adulti che sanno fare le scelte da soli.
Devo dire che sotto questo punto di vista assomiglia un po' ai genitori di Margo di "Città di Carta", a cui non importa molto della figlia...

Violet è una ragazza che si colpevolizza della morte della sorella, avvenuta nove mesi prima, e che non riesce a riprendersi completamente da questa perdita, anzi non vuole, ma i suoi genitori cercano di spingerla a tornare alla sua vecchia vita: quando incontra Finch sul cornicione, inizia una sorta di complicità e i due ben presto si innamoreranno, però, se da una parte è felice con lui, dall'altra non può non accorgersi che ci sono dei momenti in cui sembra isolarsi e non sa come aiutarlo.
Personalmente, il suo personaggio mi è piaciuto molto, non quanto quello di Finch, certo, però mi è piaciuto vedere il suo PoV all'interno della storia, vedere come si prende la colpa di tutto e vedere come spesso si sente soffocare dai suoi genitori che la spingono a fare cose che non avrebbe voglia di fare.
Mi piace anche il fatto che entrambi siano forti e fragili al tempo stesso, che sembrino essere persone normali, ma al contempo persone rotte dentro, laddove nessuno lo può vedere.

La storia si basa principalmente sulla tematica del suicidio giovanile, un atto che spesso è dovuto alla non accettazione di se stessi dovuta al fatto che nessuno fa sentire la persona in questione speciale o comunque come se contasse qualcosa, come se fosse come tutti gli altri nonostante i difetti: quando si pensa al suicidio si pensa a un atto di egoismo, perché chi si uccide pensa solo a lenire il proprio dolore o a mettere fine ai suoi problemi e non alle persone che si lascia dietro, al loro dolore, però io non penso che sia propriamente un atto di egoismo perché se nella propria vita uno non è accettato da nessuno, a nessuno gli importa qualcosa di lui, allora com'è possibile che quando se ne va tutti lo vedano come qualcuno che ha pensato solo a se stesso? Perché, gli altri cosa hanno fatto per tutta la sua vita? Hanno badato solo a se stessi, non l'hanno fatto sentire amato, l'hanno fatto sentire solo al mondo. E non basta qualcuno che dica "Guarda che non sei solo" perché si può essere benissimo soli in mezzo alle persone e per gli adolescenti, che sono peggio delle donne incinte che cambiano umore e idea ogni tre secondi e che sono fragili, la solitudine si sente parecchio perché oltre ad essa uno si fa tanti problemi (e fidatevi, parla una che problemi come quelli che andrò a elencare se ne fa parecchi e spesso), si chiede che senso ha esistere se nessuno sembra amarlo, pensa che sarebbe stato meglio non nascere, che probabilmente la sua esistenza non farebbe differenza nelle vite altrui, che se uno morisse in questo preciso istante non importerebbe quasi a nessuno, nessuno sentirebbe la sua mancanza a parte quelle poche persone che si possono contare sulle dita di una mano.
Perché le lacrime di coccodrillo sono molto brave a scendere, ma ancora di più è facile dare la colpa a chi si è suicidato, dicendo che ha compiuto un gesto egoista, però perché nessuno cerca di capire perché? Perché è più facile dare la colpa a qualcuno che è morto che non a se stessi per non averlo/a fatto/a sentire bene con il proprio io, per non aver fatto capire al suddetto che per qualcuno era importante, per non aver capito o non aver voluto capire che c'era qualcosa che non andava.

Dopo questo sproloquio molto serio vi trascrivo la conversazione avuta con mio nonno subito dopo aver finito quel finale straziante, quel finale che mi ha fatto scendere un paio di lacrime per la seconda volta (che sarebbero state anche di più se, nel momento in cui sono scese, non fosse arrivata mia madre e io non avessi tentato in tutti i modi di ricacciarle indietro perché lei è il tipo da "Ma cosa piangi per qualcosa di non reale!", affermazione alla quale risponderei così: "Senti, mi hai guardato male quando ho pianto durante la 5x03 di Glee, per Cory, ma vorrei vedere te se fossi stata la più grande fan di Lady Diana, come avresti reagito alla sua morte!"):
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER
-Pronto nonno
-Pronto, allora hai finito di leggere?
-Sì...
-Com'era?
-Eh, è finito male...
-Come mai?
-E' un libro che parla di suicidio...
-Ah, ma non devi leggere libri del genere! Be', probabilmente non lo sapevi, vero?
-Eh già... (quello che avrei voluto dire: "In realtà sapevo come sarebbe andato a finire, ma non ero pronta comunque")
FINE POSSIBILI SPOILER
Insomma, non so se avete capito com'ero alla fine del libro: ero a pezzi, i miei sorridevano e parlavano come se nulla fosse, mentre io stavo cercando di rimettere a posto i cocci del mio povero cuoricino, nella speranza di non mettermi a piangere davanti a loro perché mi avrebbero guardato malissimo, con la stessa faccia che usano quando chiedo loro il permesso per comprare un libro che ho già letto in ebook... della serie "Ma anche no, Carla (che è il mio vero nome)!"

Una storia che parla delle fragilità degli adolescenti, che fai felici con un piccolo gesto, così come sempre con un piccolo gesto puoi distruggere, sì perché noi adolescenti siamo un po' strani, se non ci sentiamo amati non siamo felici, se veniamo esclusi ci colpevolizziamo, ci diciamo che se non abbiamo amici è perché c'è qualcosa di sbagliato in noi, qualcosa che non va, e molto spesso non parliamo.
Quello che ci dice l'autrice è di non tenerci tutto dentro, di ricordarci che non siamo soli, però, da una che non ha passato bei momenti con le persone, che è stata esclusa da coloro che credeva essere sue amiche e che non ha mai avuto qualcuno con cui confidarsi, non è facile. Non è facile parlare con qualcuno dei nostri problemi, ma ancora di più non è facile trovare qualcuno che non ci giudichi per quello che abbiamo da dire, qualcuno di cui ci si possa fidare, specie quando nessuno ti fa vedere che per te ci sarà quando sarai nei tuoi momenti più oscuri. Perché queste sono parole, ma i fatti sono tutti un'altra cosa.

Una storia bellissima quanto straziante, una vicenda che fa riflettere sui problemi dell'adolescenza che sono più frequenti di quanto si voglia credere.
Un libro che consiglierei a tutti perché è veramente bello, anche se in alcune parti potrebbe ricordare un po' "Città di Carta" di John Green per via di quello che succede nel finale (chi li ha letti entrambi capirà a cosa mi riferisco); un libro che nella prima parte è abbastanza luminoso, ma che assume toni più cupi nella seconda metà, per poi vedere una specie di rinascita dei personaggi (di uno in particolare) nelle ultime pagine.
Assolutamente un must-read e uno dei libri più belli e profondi che io abbia mai letto.
Voto:

mercoledì 12 ottobre 2016

WWW... Wednesday! #26

Buongiorno! Qui é la vostra Katy che vi parla e anche oggi nessun alieno è entrato nella mia visuale (e neanche nessun vampiro, licantropo, angelo, principe degli Inferi) a portare un attimo di felicità in questa settimana molto cupa, fatta solo di studio e di nient'altro.
Comunque, oggi sono tornata con un nuovo appuntamento della rubrica del mercoledì inventata dal blog Should Be Reading, in cui devo mostrarvi le mie letture in corso, finite e in programma.

What are you currently reading?
Come potete notare, non sto continuando la lettura della serie della Crownover e mi sto dedicando (oddio, diciamo leggiucchio qualche pagina) alla lettura in inglese di "Obsidian" perché, con il fatto che da questa settimana sono iniziate ufficialmente le verifiche e le interrogazioni, non ho più tanto tempo libero e ho deciso che farò riletture fino a che non avrò finito di scrivere le tre recensioni che mi mancano e qualche altro post, altrimenti si accumulano e io non ce la posso fare.

What did you recently finish reading?
A causa della scuola questa settimana ho soltanto letto "Oltre le regole" e devo dire che mi è piaciuto abbastanza, anche se ci sono molti cliché e alcune cose mi hanno fatto storcere il naso, ma non tanto perché non mi siano piaciute, quanto più per il fatto che venivano mostrati comportamenti non molto carini. 
E poi, ma mi potete spiegare perché un ragazzo si accorge di una ragazza solo ed esclusivamente quando la vede vestita in abiti succinti? Cos'è il cervello ce l'ha da qualche parte più in basso rispetto alla sua posizione abituale?

What do you think you'll read next?
Se riesco, dopo aver finito "Obsidian" leggerò "Oltre noi l'infinito", altrimenti continuerò a rileggere qualcosa, magari "Shadowhunters" o qualcosa di leggero in grado da distogliere la mia attenzione dalla scuola.

Quali sono le vostre letture in corso, finite e in programma?

martedì 11 ottobre 2016

Recensione Alba d'inchistro

Titolo: Alba d'inchiostro
Autore: Cornelia Funke
Genere: Fantasy
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: €11.00 (copertina flessibile)
Pagine: 616






Trama
Meggie e suo padre Mo hanno il dono di far vivere le parole: ciò che leggono a voce alta, semplicemente, accade. Ma da quando loro stessi sono entrati nel Mondo d'inchiostro, sono rimasti coinvolti fino al collo nelle vite, nelle emozioni e negli inganni di questo magico universo parallelo. Incendi di villaggi ed esecuzioni innocenti avvelenano un mondo in cui dovrebbero danzare le fate e nuotare le ninfe, e Mo è costretto a dividersi tra i giorni sereni con sua moglie e sua figlia e le notti insanguinate al fianco del Principe Nero, passate a combattere gli sgherri di Testa di Serpente. E' stato proprio Mo a rilegare il Libro Vuoto che dà l'immortalità al malvagio signore, ma sa anche che presto il volume si deteriorerà. Perché non tutto è scritto, e il destino di ciascuno è ancora aperto.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e sto lentamente sprofondando nel mainagioia, che è ormai diventato il mio motto e che avrei dovuto dire l'anno scorso come motto latino quando il professore ha chiesto alla classe di trovare qualcosa che avremmo scritto su un nostro ipotetico stemma, perché siamo ancora soltanto all'inizio della scuola...
A parte questo, oggi vi parlo di un libro molto bello dal finale da me ribattezzato come "mainagioia, è stato un piacere vederla sconfiggere e non vedere altre morti. Grazie Cornelia!", un ultimo volume che ha concluso in maniera perfetta questa trilogia e che alla fine mi ha fatto gioire perché tutto è andato per il meglio.

Dopo lo scambio che ha fatto Dita di Polvere per salvare Farid, Meggie ha ormai richiamato nel Mondo d'inchiostro Orfeo, ma questo passa le giornate a far apparire casse piene di denaro e tesori per diventare più ricco; nel frattempo, Mo è sempre più coinvolto nella parte di Glandarius, la notte aiuta il Principe Nero a combattere il nemico e non dice mai a nessuno dove va, finché, un giorno, decide di andare a corte da Balbulus (l'illustratore) e viene portato da Violante, che gli propone un accordo per uccidere Testa di Serpente, il padre diventato immortale con il libro che aveva rilegato e che adesso sta cadendo a pezzi perché lo stesso libro si sta disintegrando.
Il brigante è sempre più in pericolo perché c'è una taglia sulla sua testa e non bisogna solo guardarsi dall'immortale, ma anche da Orfeo che ha deciso che la storia appartiene a lui e che Fenoglio è soltanto un incompetente perché ha lasciato molte cose in sospeso.
Riusciranno a rimettere a posto la storia? Fenoglio tornerà a scrivere? Ci sarà un lieto fine?

Dunque, in questo volume il protagonista diventa Mo per via di questa sua doppia personalità, tutto ruota attorno a lui, mentre prima la storia ruotava molto di più attorno a Meggie, alla sua capacità di portare personaggi fuori dalle storie o di entrarci, alle sue avventure nel Mondo d'inchiostro, mentre qui il protagonista indiscusso è Glandarius.
Abbiamo, quindi, la possibilità di vedere di più il personaggio di Mo e lo vediamo in un momento delicato: innanzitutto, questa volta è lui a voler rimanere all'interno di questa storia, non più la moglie e la figlia, perché sente che c'è bisogno del suo alter-ego per risistemare i fatti, il Principe Nero è ormai troppo vecchio per fare il Robin Hood della situazione e lui stesso è il mezzo che potrebbe essere più efficacie; deve fare i conti con la sua doppia personalità, da una parte è sempre il solito rilegatore che ama la sua famiglia, ma dall'altra è un uomo che uccide, che diventa freddo e che è determinato a mettere a posto la situazione che sta degenerando sempre di più, soprattutto ora che è arrivato anche Orfeo, quel personaggio odioso che più non si può, che pensa solo a se stesso, che si crede chi sa chi, egoista ed egocentrico in una maniera assurda, insomma uno di quei personaggi che vorresti vedere nella fossa già al primo incontro (senza offesa eh, Orfeo, ma stai sulle scatole a tutti).

Meggie, dal canto suo, adesso si divide fra due pensieri, ovvero il "voglio tornare a casa, chissene di questi qua" e il "devo rimanere e cercare di aiutare Mo che invece vuole rimanere, oltretutto c'è Farid... e Doria": in questo volume la vediamo di meno dei precedenti, però rimane sempre determinata a fare quello che ha in mente, determinata ad aiutare il padre e la ritroviamo sempre piena di amore per lui. Però devo ammettere che all'inizio le avrei dato volentieri due sberle: scusami tanto, ma non puoi arrabbiarti con tuo padre se adesso è lui a voler rimanere e se gli importa parecchio di quello che potrebbe succedere nella storia senza di lui! Prima c'eravate tu e tua madre, insomma, una volta per uno: non potete biasimarlo!

Farid, un personaggio che mi piaceva tanto, in questo volume ha iniziato ad attirare la mia ira (che ultimamente sta crescendo, sempre più spesso mi sale l'Avada Kedavra nei confronti dei vari personaggi quando fanno cose sbagliate) perché passa tutto il tempo a dire "Dita di Polvere di qua, Dita di Polvere di là" e dopo un po' è diventato pesante, senza considerare il fatto che ha trascurato Meggie (ma sei proprio stupido! Hai la fortuna di avere una ragazza e cosa fai? Ti preoccupi più del tuo maestro che di lei! Ma non sei normale, senza offesa) e ogni 3x2 il suo pensiero va al mangiafuoco: ora, io posso capire tutto, ma almeno quando fai certe cose per riportarlo indietro, usa il cervello! Ne sei dotato anche tu! Poi povero cervello che si sente trascurato... non si trascurano i cervelli...

Fra gli altri personaggi, abbiamo Resa, che vuole tornare a casa come la figlia e che inizia a non riconoscere più il suo uomo perché sta diventando un'altra persona, oltretutto si preoccupa moltissimo proprio per questo motivo e per il fatto che praticamente tutti stanno cercando il famoso brigante; poi, ritroviamo Elinor e Dario, la prima che sta cadendo in depressione, diventa sempre più isterica, perché i suoi parenti mancano all'appello da tre mesi e lei non li può raggiungere, mentre il secondo è costretto a sorbirsi questa donna tutti i giorni e deve armarsi di una santa pazienza per non lasciarla da sola e andarsene a riposare le orecchie (povero Cristo, dovremmo fargli una bella statua); c'è sempre e ancora Fenoglio, che non capisce perché le parole lo abbiano abbandonato e chi stia mettendo scompiglio nella sua storia, Testa di Serpente, che vuole a tutti i costi rimanere immortale e che vuole veder morire il brigante che ha minato alla sua immortalità, Violante, che vuole il trono d'Ombra e si crede più furba di tutti, e Jacopo, un bambino di circa sette anni che mette i brividi a causa della sua freddezza e del fatto che sembra spietatissimo.

Poi ci sono nuovi personaggi, alcuni molto carini, altri... meglio non parlarne... però quello su cui voglio spendere un paio di paroline è Doria, un ragazzo che va un po' dietro a Meggie, coraggioso, tenero ma non sdolcinato, insomma è bellissimo, fa il naso a Farid che non si vuole dare una svegliata e sarebbe tanto bello averlo nella vita reale, ma, ahimè, è fatto d'inchiostro... e come lui anche Daemon Black, Christian Kelly, Dorian, Peeta, Khalid e tanti altri, troppi *va in un angolino a disperarsi perché il ragazzo dei suoi sogni fa parte di un libro*

Comunque, a parte gli scleri e le imprecazioni che stanno sgomitando nella mia testa (perché gli alieni Luxen non sono giunti ancora sulla terra?! Me lo vuoi spiegare tu che sei Lassù, che vedi tutto e che sai tutto?!), direi che posso passare alla conclusione, anche perché devo andare a fare i compiti... che bella vita... bellissima... stratosferica... ok, la smetto di cincischiare e vado al punto.
Dunque, devo dire che questo volume mi è piaciuto molto, un po' di più degli altri e mi ha tenuta incollata alle pagine con più facilità dei suoi predecessori, che, nonostante fossero super interessanti, più volte avevo messo da parte per qualche minuto durante la lettura per andare a gironzolare su YouTube, anche perché questa volta ero nella casa che abbiamo affittato, non quella dei nonni, dove Internet non esiste e i giga stavano andando a farsi friggere in padella, quindi non c'era proprio nient'altro d'interessante da fare a parte leggere e ogni tanto guardare le Olimpiadi (se non sbaglio l'ho finito proprio il 21, giorno della chiusura dei Giochi).
Mi è piaciuto moltissimo come la Funke ha curato la caratterizzazione di Mo, il suo sdoppiamento aka disturbo bipolare quasi alla Dottor Jekill e Mr. Hide, perché si vede proprio come lui si sdoppia e come se ne rende conto, come se ne rendono conto anche gli altri.
Devo ammettere che inizialmente Meggie e Resa stavano attirando la mia ira, ma poi dopo si sono riprese, mentre Farid si è proprio reso odioso (non lo odio, chiariamoci, però poco ci manca) con quel suo voler a tutti i costi il ritorno di Dita di Polvere, cosa che lo allontanerà da Meggie stessa (SPOILER che poi cosa ti ingelosisci se lei guarda un altro? L'hai voluta tu! E poi, ciccio caro, non vale alla fine tentare di farla rimanere con lei, quando ormai hai capito di averla persa: ti sta bene! FINE SPOILER)
Insomma, mi è piaciuto veramente tanto e se c'è una cosa che mi ha insegnato è che la storia non la scrivi solo tu: puoi anche essere l'artefice, colui che tiene le briglie, ma ci saranno dei momenti in cui qualcuno o qualcosa la porterà in direzioni inaspettate e sarà poi tuo il compito di metterla a posto, nel caso in cui vada in una direzione sbagliata, o di seguirla, inoltre tutti quelli che incontrerai in questo viaggio che è la vita potranno contribuire a scriverla e a cambiarla in meglio o in peggio.

Una storia molto bella che ti fa chiedere seriamente per quale dannatissimo motivo nessuno possa entrare nella propria storia preferita o far uscire dal libro il nostro personaggio del cuore (ah, Daemon, perché non sei reale? Non ti voglio solo per me, puoi anche clonarti per tutte coloro che ti vorrebbero nella propria vita, ma, ti prego, diventa reale!) e ti illude anche che una cosa simile possa accadere, della serie mainagioia forever, però è veramente bella, merita di essere letta perché è capace di farti sognare grazie alle vicende e al Mondo d'inchiostro che è molto bello, sebbene gli avvenimenti non siano sempre bellissimi.
Alla prossima!
Voto:

lunedì 10 ottobre 2016

I ship it Book Tag

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e la sottoscritta sa molto bene di essere tremenda perché è dallo scorso lunedì che si ripete di dover preparare il primo post di una nuova rubrica e ad oggi non è ancora pronto: non fraintendetemi, non è che non l'abbia ancora iniziato a scrivere, anzi l'ho quasi finito, ma mi servono delle foto specifiche che devo fare io perché su internet non si trovano e in questo weekend ho dovuto studiare scienze e latino per le rispettive verifiche e italiano e arte per i rispettivi monitoraggi. Insomma, ho passato proprio un bellissimo fine settimana (in compenso, però, è uscito un nuovo trailer di Teen Wolf e anche il primo trailer di Shadowhunters, quindi il mio morale si è un pochino risollevato) ed è per questo che vi porto un Book Tag, anche se non era in programma.
Quindi, bando alle ciance e iniziamo subito!

1. Canon: una coppia ufficiale di un libro che ami moltissimo e pensi siano perfetti l'uno per l'altra
Come non citare gli Everlark? Li ho sempre shippati sin dall'inizio, quando ancora non sapevo cosa volesse dire shippare qualcuno, e penso che loro due siano semplicemente perfetti insieme.

2. Shipperpression: una coppia che avresti voluto davvero si realizzasse, ma purtroppo non è salpata
Se il 70% del fandom shippa la Romione e il 29,9% la Dramione, io penso di essere una di quelle pochissime persone al mondo che ha sempre pensato che Harry ed Hermione avessero dovuto finire insieme: insomma, mi sono sempre sembrati giusti l'uno per l'altra, e invece la cara zia Rowling ha deciso che lei avrebbe dovuto stare con Ron e lui con Ginny... *prega in silenzio perché nessuno la spelli viva dopo questa affermazione*

3. Shipping docks: un posto di un libro in cui vorresti passare il tempo, il tuo luogo ideale
Mi piacerebbe moltissimo passare il mio tempo al Campo Mezzosangue perché penso che mi divertirei moltissimo e adesso come adesso ho bisogno di divertimento.

4. Shipping on deck: due possibilità, il matchmaker preferito, oppure, se non si conosce nessun personaggio di questo tipo, il personaggio di supporto
Visto che di matchmaker preferito non ne ho uno, ho scelto un personaggio di supporto che mi è piaciuto tantissimo, ovvero Zuzana, la migliore amica di Karou che ne "La città di sabbia" la aiuterà moltissimo.

5. BrOTP: un'amicizia che ami moltissimo
Ce ne sarebbero moltissime di amicizie che mi piacciono veramente tanto, ma quella fra Kenji e Juliette è una delle più belle perché sono bellissimi insieme, sono i migliori amici perfetti, scherzano fra loro ma fanno anche discorsi seri. Insomma, sono bellissimi.

6. On fleek: un libro (o una serie) che hai letto recentemente e hai trovato perfetto
Non l'ho letto proprio recentemente recentemente, ma mi sono completamente innamorata di questo libro, non c'è stato nulla da fare.

7. Shipwreck: un libro (o una serie) che hai pensato fosse un disastro
Penso che questa serie sia un disastro, ma non nel senso che è orrenda, quanto più nel senso che ogni volta che succedeva qualcosa, un casino sostanzialmente, mi ritrovavo sempre con le mani fra i capelli a dire: "Mammina, che disastro!". 

8. Shipping: un libro recente che hai scoperto e vuoi avere con tutte le tue forze
Da quando l'ho scovato su internet non riesco a smettere di pensarci: prima o poi sarà mio, altrimenti saranno guai!

9. I ship it: una coppia che ami con tutta te stessa, i cui personaggi possono appartenere a libri diversi
Okay, di personaggi che appartengono a libri diversi non ne shippo perché non ci riesco, però non potevo non citare almeno una volta i miei adorati Malec! Sono troppo belli!

10. OTP: la tua coppia letteraria preferita in assoluto in cui sei la protagonista: esatto, devi scegliere un personaggio che sarà tutto tuo
Questa era facile: se proprio ne dovessi scegliere uno solo sceglierei di sicuro Daemon Black perché è pur sempre Daemon Black, l'alieno più bello del mondo, e sì è un po' pieno di sé, ma come si fa a non amarlo? Magari esistesse veramente!

E per oggi è tutto, scusatemi ancora se non sono riuscita a postarvi il post della nuova rubrica ma non ce l'ho proprio fatta... In ogni caso, vi prometto che arriverà lunedì prossimo!
A domani con una nuova recensione!

sabato 8 ottobre 2016

Recensione Veleno d'inchiostro

Titolo: Veleno d'inchiostro
Autore: Cornelia Funke
Genere: Fantasy
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: €11.00 (copertina flessibile)
Pagine: 608






Trama
Meggie sa che può farlo, perché ha lo stesso prodigioso dono del padre Mo. Ma tornare indietro può diventare molto difficile, e lei sta per scoprirlo: per aiutare l'amico Farid a ritrovare il suo maestro Dita di Polvere, si è tuffata insieme a lui nel Mondo d'inchiostro, rimanendovi intrappolata. Amici, nemici, amori da perdere e ritrovare, fughe, incendi, scambi di persona e duelli: ecco cosa aspetta Meggie "dall'altra parte". Un libro di penna e spada, carta e fuoco, sangue e inchiostro: difficile non finirci dentro!
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e nemmeno oggi ha trovato un Daemon Black ad aspettarla fuori dalla porta di casa... Non è che almeno qualcuno mi potrebbe portare un Ryder, che forse sarebbe più facile, essendo un umano e non un essere extraterrestre? No, eh?
Comunque, oggi sono tornata per parlarvi del secondo volume de "Il Mondo d'inchiostro", questa saga fantasy della Funke che è uscita parecchio tempo fa e che io, come mio solito, ho scoperto da qualche mesetto (sì, perché se Katy non scopre i libri anni dopo la loro pubblicazione non sarebbe lei!).

Dopo aver rubato il libro "Cuore d'inchiostro" a Mo, Dita di Polvere è andato da Orfeo per chiedergli di riportarlo nel suo mondo insieme a Farid, ormai diventato suo allievo: lui si ritrova a Ombra, mentre il ragazzo rimane lì, dove vede Basta rubargli il libro e dove sente la minaccia di uccidere il mangiafuoco. Così va da Meggie, che ora vive a casa della zia Elinor insieme a Mo e Resa, i genitori, e a Dario, colui che leggeva alla corte di Capricorno portando fuori dai libri personaggi menomati: qui, le chiede il suo aiuto e insieme vanno nel Mondo d'inchiostro per avvistare Dita di Polvere, che nel frattempo ha ritrovato Roxane e la figlia. Mentre all'interno di questo mondo le cose si mettono piuttosto male perché Testa di Serpente vuole prendere il potere e perché sembra che la storia non stia seguendo le linee guida di Fenoglio, Basta e Mortola giungono alla casa di Elinor e riescono a tornare a Ombra, portandosi dietro Lingua di Fata e la moglie, con l'intento di dimostrare che lo stesso Capricorno continua a vivere nel suo mondo, ma quando scopriranno che non è così, Mortola sparerà a Mo, che intanto verrà preso per Glandarius, un brigante che fa del bene inventato da Fenoglio per una storia.

Dunque, quando arrivo a questo punto della recensione non so mai come proseguire perché non so da dove partire: inizio col dire che, come per il precedente volume, ci ho messo più tempo a finirlo di quanto avevo preventivato perché mi distraevo in continuazione, il primo giorno ho addirittura passato tutto il pomeriggio a guardare video vari su YouTube e a sclerare perché è stato cancellato un video dedicato a Glee che mi piaceva tanto e per poco non mi mettevo a piangere (anche perché, da brava furba, mi sono messa a guardare un video tributo a Cory aka Finn e avrei soltanto voluto mettermi sotto le coperte con "All by my self" in sottofondo, giusto per sottolineare il momento), ma comunque la storia mi è piaciuta molto, forse è stata addirittura migliore del precedente volume, e ho adorato di nuovo Mo e Meggie, sebbene all'inizio stessi per imprecarle contro, soprattutto quando si accorge che forse (massì, forse!) avrebbe dovuto rimanersene con i suoi genitori tranquilla tranquilla al posto che seguire Farid (ma non pensi ai tuoi poveri genitori? Sono quasi morti di paura!).

Meggie l'abbiamo conosciuta nel precedente volume come una ragazzina molto legata al padre, che farebbe di tutto pur di salvarlo e saperlo al sicuro perché è la persona a cui ha sempre voluto più bene al mondo: è determinata e cocciuta, quando si mette in testa qualcosa non c'è nessuno che sia in grado di farle cambiare idea e la sua curiosità è veramente tanta, soprattutto nei confronti del Mondo d'inchiostro che le ha descritto la madre ritrovata dopo dieci anni di assenza. Quando però arriva in quel mondo capisce che le cose sono molto complicate, ma, nonostante momenti di sconforto, non si lascerà andare e cercherà in tutti i modi di fare quello che bisogna fare per mettere a posto la storia di Fenoglio, l'autore di questo libro che vedrà pian piano cambiare quella storia che un tempo era uscita dalle sue mani e che cercherà di metterla a posto per quanto riuscirà.

Dita di Polvere ha iniziato a starmi decisamente più simpatico: nel precedente volume avevo provato una forte avversione per lui perché ne combinava una dopo l'altra e metteva sempre in pericolo gli altri, era un codardo e tanto altro, ma qui si è decisamente riscattato perché più volte mette da parte la sua codardia e si arma di tutto il coraggio che ha per aiutare gli altri e alla fine compirà un gesto veramente nobile che mi ha strapazzato il cuore; inoltre, lo vediamo anche attaccato a qualcuno, mentre prima sembrava che gli importasse solo di se stesso, e questo qualcuno è Farid: anche lui portato fuori dalla sua storia da Mo, è determinato ad avvisare il mangiafuoco di Basta e delle sue intenzioni, anche perché ci tiene molto a lui, talvolta si dimostra anche geloso della sua compagna, però, in compenso, lo vediamo ancora più innamorato della protagonista ed è così tenero perché si preoccupa un sacco (cucciolotto! Non mi diventare melenso però!).

Poi abbiamo Mo, il nostro amante dei libri nonché restauratore nonché marito di Resa, che finalmente ha ritrovato dopo dieci anni, nonché Glandarius, questo brigante uscito dalla mente di Fenoglio ispirato a lui e che sembra essere diventato reale: in questo libro lo vediamo soprattutto malato perché Mortola, la madre di Capricorno, gli spara e, di conseguenza, per parecchio tempo sarà costretto a letto e dovrà rimettersi, ma vediamo anche una sorta di cambiamento nel momento in cui entrerà nella storia perché vedremo un secondo lui (il brigante); sapete una cosa? Io continuo a immaginarmelo come il Luke del film di Shadowhunters: per me è esattamente lui, con i suoi capelli neri e quell'aria da chi ama i libri con tutto il suo cuore come se fossero dei figli.

Ultimi personaggi di cui vi parlo sono Orfeo, Resa e Elinor: il primo è colui che ha riportato Dita di Polvere nel suo mondo, un omuncolo abbastanza insignificante, pieno di sé e arrogante in una maniera assurda, orgoglioso, insomma uno a cui non piace essere secondo a nessuno, men che meno a una ragazzina che è riuscita a fare quello che avrebbe voluto lui, ovvero entrare nel proprio libro preferito senza l'uso di un lettore esterno; la seconda è la madre di Meggie che era stata trasportata nel libro "Cuore d'inchiostro" quando suo marito aveva letto ad alta voce la storia, che era tornata indietro e che aveva però perso la voce, ma ora la vediamo nei panni di una donna che non vuole perdere suo marito e suo figlia, non un'altra volta; infine, Elinor la vediamo veramente poco, perché lei e Dario rimangono nel loro mondo mentre gli altri sono nel libro, ma continuiamo a vedere la sua determinazione, la sua cocciutaggine e quel suo fare da "lei non ha idea di chi io sia! Potrei incenerirla con il solo sguardo, sa?", insomma un peperino di donna.

Ah, dimenticavo di citarvi i cattivi: ovviamente abbiamo sempre Basta e Mortola, due esseri infimi e che ci piacerebbe tanto vedere in una bara (della serie "bontà ti abbandono un attimo"), ma abbiamo anche Testa di Serpente, quest'uomo con una grande paura per la morte e che vuole assolutamente mettere le mani sul potere per dettare legge e fare cattiverie in giro.
Poi, in teoria ci sarebbero molti altri personaggi, però che gusto ci sarebbe a dirveli tutti? Quindi vi lascio con la curiosità, caso mai non aveste ancora letto questa saga, cosa che probabilmente avrete già fatto.

Questo libro è un bellissimo mix di avventura e magia, una storia che affascina tantissimo e che è capace di coinvolgere il lettore, magari anche riuscendo a non farlo staccare dalle pagine (a meno che non si stia attraversando un periodo in cui la testa parte per la tangenziale come se avesse vita propria e tu non riuscissi a indirizzarla nel verso giusto...), inoltre non ci sono punti morti perché i personaggi sono praticamente sempre in movimento, non c'è un secondo che sia uno di pausa; ci sono anche scene un po' tristi, ma non mancano momenti un po' divertenti, di quelli che ti fanno venire il sorriso che manco un ebete riuscirebbe a farlo.
Penso che la Funke abbia fatto un buonissimo lavoro con questo secondo volume, ma soprattutto non l'ha fatto cadere nella maledizione del secondino preparatorio che contiene tutto fuorché l'azione, che è magari un po' piatto e chi più ne ha più ne metta. Ha creato una storia veramente con i fiocchi, sebbene anche lei non abbia rinunciato al mainagioia (ma è possibile che gli autori non riescano a farne a meno?! Dove ti giri e ti trovi, stai pur sicuro che il mainagioia, anche detto MaiNaJaha dai fan di "The 100", è sempre lì ad aspettarti).
Insomma, una storia molto bella, in cui i libri fanno i protagonisti e il cui finale è abbastanza devastante, soprattutto per un motivo, ma ormai c'abbiamo fatto il callo a finali così, quindi... no, stavo per dire che non ci sconvolgiamo più di tanto, ma avrei detto una bugia, perché io personalmente non ho ancora fatto l'abitudine a certe cose e dire che di finali così ne ho letti, anche di peggiori.
Con il mainagioia forever io vi saluto e ci vediamo alla prossima!
Voto:

giovedì 6 ottobre 2016

Recensione Requiem

Titolo: Requiem
Autore: Lauren Oliver
Genere: Distopico
Casa editrice: Piemme
Prezzo: €17.00 (copertina rigida)
Pagine: 324






Trama
Lena è ormai parte integrante della resistenza contro chi vuol eliminare l'amore dalla faccia della Terra, ma non è più la stessa ragazza di un tempo. Dopo aver salvato Julian dalla morte, Lena ha trovato rifugio nelle Terre Selvagge, dove ha anche rincontrato Alex, il primo amore che pensava morto. Ormai, però, nemmeno le Terre Selvagge sono un luogo sicuro: il governo non può più negare l'esistenza degli invalidi e i regolatori sono in viaggio per abbattere i ribelli. E' scoppiata una vera e propria rivoluzione. Nel frattempo, Hana vive una vita tranquilla e senza amore a Portland, fidanzata al sindaco della città. Inaspettatamente le strade delle due amiche si incroceranno ancora una volta, prima che la lotta abbia fine.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e oggi sarebbe tanto bello avere un cuscino alieno e caldo per potercisi appoggiare sopra e dormirci comodamente. Uffa che stanchezza: ho un sonno terribile e, sebbene siano solo le due del pomeriggio, sto già agognando il letto, il mio caro, buon e vecchio letto su cui ho dormito tanto e ho letto parecchio, con somma gioia della mia schiena in questi ultimi tempi.
Comunque, oggi sono qui per parlarvi dell'ultimo libro di questa trilogia distopica basata sull'amore, un ultimo volume che mi sarei aspettata diverso, che per la prima volta mi ha fatto odiare una protagonista per la stragrande maggioranza del tempo e che mi è sembrato un po' piatto nella prima parte, ma che mi è piaciuto veramente tanto nell'ultimo quarto di libro.

Alex è vivo. E' riuscito a evadere dalla Cripta, ma adesso sembra un'altra persona: non parla con nessuno, è più freddo, ma soprattutto non parla a Lena, non la guarda nemmeno. Lei non riesce a credere che lui le abbia mentito, che le abbia fatto credere che l'amasse, così inizia a passare più tempo con Julian, che aveva trascurato dopo averlo salvato e portato nelle Terre Selvagge, e a collaborare con la Resistenza. Ben presto le cose si metteranno male per tutti gli Invalidi perché sempre più spesso ci sono esplosioni o uccisioni dei non-curati da parte di chi lo è.
Intanto, a Portland, Hana, la migliore amica di Lena che è già stata curata, è occupata nel matrimonio con Fred, il nuovo sindaco della città, un uomo che è determinato a fare qualsiasi cosa pur di eliminare gli Invalidi e riportare l'ordine in tutto il paese. Fra i dubbi su chi sia esattamente la persona che sta per sposare e sull'efficacia della sua cura, Hana ci mostrerà cosa è successo alla famiglia della protagonista e pian piano inizierà a vedere le cose in modo diverso, a doversi misurare con la Resistenza.

Dunque, questa recensione sarà molto difficile da scrivere perché sto già cercando con tutta me stessa di non usare tutto questo spazio su quanto sia stata irritante la protagonista per buona parte del libro, con i suoi "Alex ha detto che non mi ha mai amata, adesso mi dedico a Julian e lo dimentico" e "Alex osa anche stare vicino alla nuova arrivata?! Ora ho capito che amare vuol dire possedere e io non voglio che lui ami nessun'altra!" che mi hanno fatto odiare per la prima volta in tutta la mia vita da lettrice un protagonista: sul serio, avrei voluto entrare nel libro e dirgliene (e dargliene) quattro perché mi stava irritando in una maniera pazzesca, meno male che alla fine si è rinsavita perché non l'avrei sopportata.
Comunque, a parte lei, mi aspettavo qualcosa di diverso da questo libro: non dico che non mi sia piaciuto, però per circa tre quarti ho avuto l'impressione che non accadesse quasi nulla, come se fosse un secondo volume di una saga, preparatorio, al posto che quello finale, con poca azione e con metà di questo tempo impiegato dalla protagonista per capire quello che prova, per arrabbiarsi con il suo primo amore, e tanto altro; in compenso, ho amato il finale e anche i capitoli dal PoV di Hana perché ci permettono di vedere quello che accade nella città e quello che accade a lei stessa, fra i suoi dubbi vari e il suo futuro marito che non è poi così tanto dolce.

Lena aveva appena portato in salvo Julian nelle Terre Selvagge quando rivede Alex, il suo primo amore che credeva morto e che ha scoperto essere stato nella Cripta per quei sei mesi dall'attraversamento del "Confine" fra Portland e la libertà: si ritrova davanti una persona diversa, uno che non le parla né la guarda, che non ride e che sta sulle sue; inizialmente, cerca di ritrovare colui che l'ha fatta innamorare per la prima volta, ma viene respinta e decide che non piangerà più per lui, che starà con Julian, che è colui che ha scelto per questa nuova vita. Però diventa super gelosa quando arriva una ragazza, Coral, e il suo ex le parla, ride, si interessa a lei, ma tra un attacco di gelosia e l'altro è anche determinata ad aiutare la Resistenza, a ritrovare sua madre, a cercare di essere felice.
Ora, permettetemi di spendere due parole su quanto sia stata irritante per più di metà libro, perché mi devo seriamente sfogare con qualcuno: dunque, lei è arrabbiata perché lui non le parla, è freddo e tante altre cose, però, cara Lena, ti sei resa conto che 1) ha passato sei mesi nella Cripta e, magari, forse, non è stata un'esperienza molto carina e 2) la prima cosa che ha visto dopo essere arrivato nelle Terre Selvagge sei stata tu che ti baciavi con un'altro? Insomma, scusami però per lui deve essere stato anche un colpo vedere la sua ragazza nelle braccia di un altro dopo soli sei mesi (che sono pochi, in genere la gente ci mette quasi un anno per riprendersi dalla morte della propria anima gemella...). Poi, scusami di nuovo, ma dopo che lui ti ha detto che non ti ha mai amato (ma seriamente ci hai creduto? Sarà stato ferito in una maniera assurda e ha capito che voleva lasciarti felice con l'altro) e hai deciso che non avresti più pianto per lui, osi ancora essere gelosa di lui e Coral e pensare che l'amore sia possessività perché non vuoi che lui ami nessun'altra? Punto primo, se amore=possessività, c'è qualcosa che non va; punto secondo, non avevi appena detto che amavi Julian? Un conto è se sei consapevole di amarlo ancora e non lo vuoi tra le braccia di un'altra, però non ti puoi mica lamentare.
Ma, soprattutto, una domanda che mi attanaglia e che mi viene fuori ogni volta che vedo una cosa simile: ma è normale, dopo poco tempo che si conosce una persona, dopo un solo bacio, dire già le due paroline magiche? Visto che poi non sei neanche sicura di quello che provi, al posto che dire "Ti amo" a una persona che hai incontrato una settimana prima e che probabilmente non ami neanche, ma è semplicemente qualcuno che ti ha fatto salire certe voglie, pensaci, pensa prima di parlare e di illudere la gente.

Dopo questo sproloquio direi che posso anche passare a parlare degli altri (scusatemi se ho parlato tanto, ma proprio dovevo scriverle queste paroline e sfogarmi).
Alex ha passato sei mesi all'Inferno, nella Cripta e deve aver passato dei momenti molto difficili, ma è andato avanti nella speranza di vedere il suo amore e non si è lasciato andare proprio per lei: ora, se l'è ritrovata davanti con un altro ragazzo e ha pensato che per lui non ci fosse più posto e che per lei sarebbe stato meglio essere felice con l'altro, visto che i due sembrano molto intimi; diciamo che, nonostante tutte le sue buone intenzioni, però non può fare a meno di essere geloso e forse desidera farla ingelosire con Coral, una ragazza che hanno trovato nei boschi e che si è unita a loro, ma in ogni caso, penso che si senta sempre fuori posto e anche non amato. E' diventato più fragile, a mio parere, nel senso che, pur rimanendo sempre determinato ad aiutare e ad occuparsi di chi è in difficoltà, in un qualche modo è stato un po' spezzato per via di quello che ha passato in quei sei mesi (tra parentesi, ho sempre fato i tifo per te e mi sei sempre stato simpatico, al contrario di qualcuno che ho citato sopra).

Julian è un po' spaesato in questo nuovo mondo e talvolta non è molto ben visto dagli altri per via di chi era prima, un ragazzo che appoggiava la cura: ora, decide di aiutare la Resistenza a combattere e a riportare il paese in una libertà che è stata annullata parecchio tempo prima. Nonostante tutto, però, non è solo perché Lena è con lui e spera che rimanga per molto tempo, ma pian piano la vede allontanarsi e capisce che il problema è proprio Alex, colui che l'aveva infettata.

Hana ormai è stata curata, ma, man mano che il tempo passa, si accorge che essa non ha funzionato su di lei perché prova emozioni che non dovrebbe provare, si preoccupa per Lena e per la sua famiglia, sogna, ma non può rendere partecipe nessuno dei suoi dubbi perché, da una parte, la sua famiglia è in fibrillazione per il suo matrimonio e, dall'altra, Fred, il suo futuro marito, le fa capire che non è propriamente una persona gentile e i suoi piani per il suo popolo lo dimostrano. Ben presto inizierà ad agire andando contro alcune regole, ma non se ne pentirà ed è per questo, nonostante un fatto, che mi è piaciuta molto, riusciamo a vedere il suo lato rivoluzionario del primo libro che riaffiora.

Tra i personaggi secondari ritroviamo Raven e tutta la banda, personaggi sempre molto simpatici (era ironico, alcuni non lo sono quasi per nulla), Coral, il nuovo acquisto della banda che farà ingelosire Lena, Pippa, una donna che abita vicino a Waterbury insieme a un migliaio di personcine tanto carine (di nuovo, era ironico), ma soprattutto incontriamo di nuovo Grace, la cuginetta della protagonista che non parlava mai.

Insomma, diciamo che leggere "Requiem" è stata un'esperienza piacevole, sebbene per la stragrande maggioranza del tempo io abbia avuto istinti omicidi nei confronti di Lena e per tre quarti di libro ci sia poca azione, però nonostante tutto e nonostante si meriti un Ranuncolo, penso che darò un mezzo punto in più perché l'ultima parte mi è piaciuta molto e mi è piaciuto il messaggio che, secondo me, ha voluto far passare l'autrice (anche se, devo ammettere, un epilogo mi sarebbe piaciuto, al posto di quel finale che fa sperare ma che al contempo ti fa rimanere con un sacco di dubbi).

Questo libro è, a mio parere, un inno all'amore: ti dice che amare qualcuno non è una cosa sbagliata, che sia amore in senso di agapé o in senso di eros, che si ami qualcuno del proprio sesso o di quello opposto, che si ami una persona reale o una inventata, che si ami un film, una serie TV o un libro, che si ami uno sport o il divano di casa, che si ami la natura o la città, che si ami il mare, il fiume o il lago, che si ami il sole o la luna, il cielo o la terra, che si ami l'amore, che si ami la vita. Non importa quello che possa accadere, ma almeno una volta nella tua breve esistenza hai amato qualcuno o qualcosa e l'amore non è qualcosa che può essere imposto o proibito, è qualcosa che succede e basta, non lo puoi combattere perché non se ne va: puoi amare tutto quello che vuoi, ma nessuno ti potrà togliere questo sentimento tanto fragile quanto potente, che spesso viene scambiato per desiderio, possessione o speranza.
Si dice che se c'è vita, c'è speranza, ma la speranza è data soprattutto dall'amore: se qualcuno ama una persona sarà sempre portato a sperare il meglio per lei, se uno ama se stesso (sì Jace, mi riferisco a te) sarà portato a sperare che le cose si mettano per il verso giusto, se si ama si spera, si continua a sperare: c'è chi spera per i matrimoni civili, chi per poter adottare un figlio e amarlo come se fosse il proprio, chi per un mondo in cui tutti sono sullo stesso piano e non ci sono discriminazioni, perché quando si ama o si spera in qualcosa da amare, si spera sempre per il meglio delle cose e noi dobbiamo riuscire ad abbattere tutti i muri che impediscono l'amore, la speranza e la vita che sono le tre cose che appartengono a ognuno di noi: ognuno dovrebbe ricevere e dare, ma senza pretendere che gli altri diano qualcosa, dovrebbe ricevere da chi ha piacere di dare e dare a chi ha avuto il piacere di farlo e a chi non l'ha ancora conosciuto, perché è questo che fa l'amore, insegna alle persone cosa voglia dire occuparsi di qualcun altro, amare e essere amati, dare e ricevere, sperare.
Voto: