lunedì 23 ottobre 2017

Recensione American History 2

Titolo: American History 2
Autore: JD Hurt
Genere: Dark Romance
Casa editrice: Self-publishing
Prezzo: €2.99 (eBook)
Pagine: 303






Trama
Credevo di riuscire a strapparla dalle nostre vite, credevo che sarei riuscito a salvare Ryan. Tutto è andato distrutto; lei lo ha devastato. E ora entrambi pagheremo: perché se non lo salveremo sarà solo buio. Il mio buio.

C'credevo che saremmo stati felici per sempre. Credevo che lei mi avesse salvato dalla violenza e dal terrore della mia famiglia; ma io non sono quello che pensavo. E ora devo pagare nel modo peggiore: perdendomi per sempre.

Credevo di avere capito tutto; credevo di avere salvato i miei affetti. Ero solo una povera sciocca, l'illusa di sempre. Ora che ho perduto ogni cosa e i fratelli Carroll sono stati la mia rovina posso solo pagare il prezzo delle mie scelte. La fine di ciò che ero. Perché Marcia Horowitz non esiste più. Esiste solo l'oscuro passeggero.

Stephan, Ryan, Marcia: quando l'amore diventa sangue.

Nota dell'autrice: dal momento che le storie di Shiloh e Marcia avvengono in contemporanea o quasi e sono spesso concatenate, per capire il testo di American History 2, è opportuno aver letto tutti gli altri volumi della Dark Necessities Series (Stolen 1, Stolen 2, American History 1).
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, con un'edizione straordinaria perché di solito il lunedì non pubblico recensioni. Tuttavia, oggi è un giorno speciale perché esce il quarto volume della Dark Necessities Series, nonché secondo volume della storia di Marcia!
Era da giugno che aspettavo di poter scoprire come sarebbe andata a finire la sua storia, e potrete immaginare la mia gioia nel momento in cui ho scoperto che sarebbe uscito oggi, oltre che la mia gioia nell'avere l'opportunità, grazie all'autrice, di leggerlo in anteprima (il che mi fa sempre sentire una piccola ribelle, perché leggere qualcosa prima di tutti gli altri mi suona come qualcosa di proibito, non so perché) per potervelo recensire nel giorno della sua uscita.
Quindi, visto che devo sclerare un pochino e devo anche sbrigarmi perché sono già in ritardo sulla mia tabella di marcia - capita la battuta, Marcia e marcia si scrivono nella stessa maniera... no, eh? *va a sotterrarsi* -, bando alle ciance e iniziamo!
P.S. Nel caso non abbiate letto il volume precedente, non leggete la parte successiva della mia recensione perché potrebbe contenere spoiler sulla trama.

La storia riprende un mese dopo ciò che è accaduto alla fine di "American History 1": Marcia e Ryan hanno scoperto il terribile segreto di Stephan, un segreto che era stato architettato di modo da rimanere celato per sempre e che invece ora è stato svelato in tutta la sua devastante potenza.
Le reazioni dei tre non potrebbero essere più diverse: da una parte, Marcia vede crollarsi il mondo addosso, tutte le sue certezze, ed è pure costretta a vivere una situazione piuttosto complicata, che nell'insieme la fa diventare un'altra persona; dall'altra, Ryan è atterrito dalla rivelazione e non riesce a smettere di pensarci, al punto da decidere di non parlare più, di non vivere più come prima per via della convinzione di aver cambiato tutto; infine, Stephan rimane sempre il solito uomo tormentato di prima, ma con una preoccupazione maggiore per il fratello, per cui farebbe qualsiasi cosa.
Questa nuova consapevolezza aggiunge ulteriore oscurità alle vite dei tre protagonisti, tutti sconvolti dal peso di questo segreto e dalle conseguenze che ha portato, ma i problemi non si limitano a questo: se Stephan, da una parte, si rende conto che qualcosa della sua parte più recondita dell'anima è uscito fuori quando proprio non avrebbe dovuto, e se la minaccia del padre incomincia a farsi risentire, Marcia si vede costretta a fare qualsiasi cosa per tentare di avere una vita più dignitosa di quanto sia in questo momento, anche tradire la sua migliore amica, l'unica persona che l'abbia mai fatta sentire bene con se stessa e che abbia portato un po' di luce e forza nella sua esistenza.
Ed è da tutto questo che dipende la loro salvezza o la loro distruzione, il modo in cui portano avanti le loro vite, il modo in cui sacrificano qualcosa per il bene di qualcun'altro.

In questo volume assistiamo a una bella evoluzione di Marcia: già da qualche tempo non è che fosse l'emblema della felicità e della spensieratezza, perché l'aver ritrovato la sua paura fatta persona dopo parecchi anni le ha cambiato abbastanza la vita, però adesso la questione è molto più complicata.
Da quando ha scoperto la verità, è come se il suo mondo avesse smesso di girare nel verso giusto, per tornare indietro e cancellare tutte le cose buone che erano accadute; lei stessa diventa una sorta di sopravvissuta, non vive più ma si limita ad osservare quello che le accade intorno con una certa disperazione mista ad apatia, perché ci sono dei momenti in cui sembra andare avanti solo per inerzia, perché è costretta a camminare, anche se le sembra di non avere più un motivo per farlo. La nostra Marcia adesso è un personaggio molto più dark, molto più tormentato e quasi senza freni inibitori, in quanto oramai ha perso tutto quello in cui credeva, una famiglia, il fratello, il ragazzo, ed è anche molto più rigida nei confronti delle persone che le stanno attorno, è diventata un riflesso molto spento di se stessa.
Il problema, però, è che in mezzo a tutto questo trambusto nella sua vita, lei deve anche capire cosa fare con i due fratelli Carroll: il peso della rivelazione avvenuta alla fine del volume precedente è stato tale da ribaltare le carte in tavola, e Marcia sente di dover comprendere molte cose, prima fra tutte la spinta che sente nei confronti del maggiore, per il quale dovrebbe provare solo odio, e invece sente una certa tensione che le impedisce di farlo completamente, e in secondo luogo il rapporto che adesso si verrà a creare con il minore.

Per Ryan Carroll le cose sono cambiate forse ancora più della sopracitata: questa maledetta rivelazione lo ha fatto cadere in uno stato di profondo dolore, tale che inizialmente decide di chiudersi in se stesso perché non può credere che sia accaduta una cosa simile e perché non sa come poter andare avanti con un peso del genere.
Il suo unico obiettivo sarà quello di riconquistare Marcia, che già da qualche tempo non era più sua, ma qui diventa qualcosa di molto più ossessivo, perché dai suoi pensieri non traspare solo l'amore che prova per lei, traspare anche un attaccamento quasi morboso dovuto al fatto che fino a non molto tempo prima lei era stata tutto il suo mondo, il suo salvagente che l'aveva salvato dal padre.
Anche qui, del ragazzo solare e dolce, gentile e intelligente, è rimasta un'ombra scura, un'ombra che lo perseguita e che provoca una grande disperazione, così ancorata nella sua anima da far girare il tutto in funzione di essa, probabilmente perché ha paura di affrontare la verità così come effettivamente è e perché non è pronto a intraprendere un percorso diverso, senza i suoi abituali punti di riferimento.

Infine, abbiamo Stephan Carroll. E' un personaggio veramente tosto, comprenderlo risulta quasi difficili per via della sua personalità: apparentemente, infatti, sembra che in lui non ci sia nessuna luce, che sia tutto fatto di buio, tormento e cattiveria, però man mano che passa il tempo e che si sviluppa la storia notiamo che viene a crearsi in lui un dissidio interiore, un contrasto fra la sua parte più oscura e una parte grigia che si trova nei meandri della sua anima e che non sarebbe mai saltata fuori se non fosse stato per Marcia. Ciò che lo tormenta in questo secondo volume è il fatto di volere qualcosa che tecnicamente non gli appartiene e di voler fare per tanto la cosa giusta, perché questa novità, a mio parere, lo spaventa e la situazione gli sta sfuggendo di mano in una maniera che non aveva previsto.
Anche lui ogni tanto mostra segni di smarrimento, sente che la sua mente gli dice di fare una cosa, mentre il suo cuore (sempre ammesso che ne abbia uno, perché mi sa che lui non ne è propriamente convinto) gli dice di fare la cosa opposta, alchè tenta di seguire la strada che gli sembra più giusta, solo che questa lo fa soffrire più di quanto si sarebbe aspettato, perché non riesce a rimanere freddo e distaccato come vorrebbe ma è pervaso da una sensazione strana, qualcosa che sotto sotto gli dà i brividi.
A parte questo dissidio alla essere o non essere - "questo è il dilemma!", Amleto, atto III, scena I -, Stephan continua a mostrare il suo lato freddo e calcolatore, quello che ti fa accapponare la pelle al solo pensarci, dimostrando comunque di essere fatto di una certa pasta e di avere parecchi demoni dentro di sé che probabilmente non se ne andranno mai, ma è proprio questo che rende il suo personaggio così interessante, questo suo lato oscuro che, tuttavia, gli fa pure onore in certi casi.

Ora che il mistero è stato svelato, uno si potrebbe chiedere, cosa donerà ansia e ancora ansia alla storia? Ovviamente, le conseguenze! Eh sì, perché il mainagioia non lascia mai i nostri tre beniamini e tutti quanti dovranno affacciarsi nel mondo delle responsabilità e dei problemi-che-prima-non-c'erano-ma-manco-a-pagarli.
Sia Stephan, sia Ryan, sia Marcia si ritrovano alle prese con una situazione molto pericolosa perché il peso di questo segreto è veramente grosso, e ognuno ha la sua maniera di gestirlo: c'è chi non ne vuole sapere di affrontarlo, c'è chi crede di aver perso tutto e c'è chi vuole che gli altri due siano felici, anche se questo vorrebbe dire abbandonare una propria idea di felicità. E il tormento di questi poveri cristi ti arriva proprio dentro, soffri con loro e ti disperi perché non sai come affronteranno la situazione e sai, al contempo, che i guai non sono finiti lì, quindi inizi pian pianino a venire risucchiata dalla storia, dal vortice della passione, ehm, dell'oscurità che attracca qualsiasi superficie e qualsiasi cuore in circolazione. E poi tu lettore non sei nemmeno sicuro di come vorresti che finisse la storia, anche se potresti immaginarlo perché - questo non credo di averlo mai detto - in realtà tutto ciò è il racconto di uno dei tre, quindi le sue sorti le conosci, però al contempo c'è sempre questa solita ansia (sempre lei, ovviamente) che ti fa ripetere: "Okay, ora la situazione non è messa malissimo... ma siamo a due terzi del libro... quindi che cosa cavolo accadrà adesso?".
Non parliamo poi della parte finale che è una sofferenza unica dall'inizio alla fine... poi uno pensa: "Ma una gioia finale?" e l'autrice sembra dirti, quando arrivi all'ultimo capitolo: "Eh eh, tu pensavi che ti avrei dato un finale pacifico e tranquillo? Nope, una sfumatura dark la dobbiamo mettere pure a questo happy-non-happy ending", sicché tu ti ritrovi nello stesso stato mentale di quando avevi terminato "Stolen 2", ovvero ti dici (sì, sono tutti discorsi diretti): "va bene, ho capito che il mio cuore in pace non starà".

Concludendo, devo dire che mi è piaciuto veramente tanto "American History 2", la storia è stata creata in maniera fantastica, i personaggi si sono evoluti in maniera spaventosa e il mainagioia è sempre lì, appiccicato al turbamento, che non si schioda neppure lui.
Una degna conclusione della storia di Marcia, che però lascia delle porte aperte per altre storie, perché si sa, quando si chiude una porta si apre un portone, e ci sarebbe tanto altro da raccontare (per la gioia mia e di chi ha letto i romanzi di JD Hurt)
Voto:

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Ma grazie a te per aver creato una storia così bella nella sua oscurità!

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